Tuesday 27 January 2026 - 18:11
Il costo della resistenza è inferiore a quello della resa alle pressioni di Stati Uniti e Israele

Abedi individua le radici dei disordini nelle parole e negli slogan diffusi negli anni passati, distingue responsabilità esterne e interne e sollecita riforme concrete delle istituzioni, unità nazionale e pieno sostegno alle forze di sicurezza.

Agenzia Hawzah News – In una sua analisi, l’Hojjatoleslam Ahmad Abedi, docente del Seminario di Qom, interpreta le recenti proteste alla luce di cause storiche e dinamiche interne, ricorrendo alla metafora della «freccia» che, scoccata nel passato, produce effetti letali nel tempo. Attraverso questa immagine, Abedi spiega come parole, discorsi e slogan diffusi negli anni precedenti abbiano progressivamente generato sfiducia e predisposto il terreno alla violenza e ai martiri di oggi. In tale prospettiva, espressioni come «né Gaza né Libano» e gli insulti rivolti a religiosi e istituzioni agiscono come frecce lanciate in passato, i cui effetti si manifestano nel presente sotto forma di tensioni sociali, conflitti e tragedie.

Abedi distingue due piani di responsabilità. Da un lato indica attori evidenti e dichiarati, come potenze straniere, organizzazioni ostili e gruppi oppositori che strumentalizzano le crisi per destabilizzare il Paese. Dall’altro richiama responsabilità più indirette e meno visibili, riconducibili a discorsi imprudenti e alla diffusione virale di clip e slogan, talvolta anche da parte di alcuni religiosi, che alimentano rabbia giovanile e sfiducia nel sistema. L’intreccio tra queste dinamiche interne e l’ingerenza esterna, afferma, finisce per snaturare proteste legittime e trasformarle in caos e distruzione.

L’Hojjatoleslam Abedi riconosce che una parte delle proteste nasce da rivendicazioni fondate e sottolinea che la sola condanna degli scontri è insufficiente. Esorta governo, magistratura e parlamento ad affrontare in modo concreto le cause dell’insoddisfazione popolare, intervenendo su corruzione e favoritismi, riformando la burocrazia, correggendo leggi dannose e rafforzando l’efficacia e la credibilità della giustizia. Il riconoscimento formale della legittimità delle proteste, afferma, deve tradursi in misure reali e tangibili capaci di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

In chiave geopolitica Abedi afferma che Stati Uniti e Israele prendono di mira tutti i Paesi dotati di forza, autonomia e capacità di resistenza, indipendentemente dal loro grado di sottomissione o collaborazione, ribadendo che il prezzo della resa è sempre più alto di quello della resistenza. A conferma richiama l’esperienza della Siria e di altri Paesi della regione, dove la rinuncia alla resistenza non ha prodotto stabilità né sicurezza, ma ha aperto la strada a occupazioni, distruzione e perdite umane più gravi. Da qui l’invito a non farsi ingannare dall’illusione della sottomissione come via di salvezza.

L’Hojjatoleslam Abedi conclude esortando alla calma, alla coesione nazionale e al sostegno delle forze armate e di sicurezza, attribuisce alla saggia guida del Leader Supremo della Rivoluzione Islamica il merito di aver contenuto le vittime e sventato piani ostili di ampia portata, e invita alla preghiera, alla consapevolezza civica e alla vigilanza collettiva come strumenti essenziali per preservare la sicurezza e la stabilità del Paese.

A cura di Mostafa Milani Amin

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